a Pasqua vince il profumo

  Il profumo sembra legare nel Vangelo le donne alla morte di Gesù.


Nella Domenica delle Palme, mentre tutti facevano festa per Lazzaro che era tornato in vita, Maria voleva profumare e ungere a dismisura con il nardo il Maestro.
Voleva profumarlo, ma non misurando il profumo. A dismisura. Perché quel suo amico e maestro era nel segno della dismisura
Le donne le ritroveremo nel giorno della morte di Gesù prima a controllare come Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo lo avessero deposto nel sepolcro, poi subito a casa a preparare aromi e profumi, e poi, il mattino di Pasqua, al sepolcro portando aromi e profumi. Sembra quasi di leggere nei loro profumi una sfida, una sfida alla morte, al cattivo odore della morte. Vince il profumo.
Gesù morendo e risorgendo ha profumato la terra, allontanando il cattivo odore della morte.
Vince il profumo. “Lascia fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura!”. Perché il profumo? Ebbene a tutti noi viene spontaneo immaginare che di quel profumo smisurato, della tenerezza di cui era segno, di quelle mani che cospargevano i suoi piedi, di quei capelli che glieli asciugavano, Gesù avesse bisogno. Ecco Dio! Un Dio che ha bisogno. Come ognuno di noi!
Tutti bisognosi di attenzioni, di tenerezze. Maria di Betania se lo portava ora nei suoi capelli il profumo di puro nardo. Assai prezioso. Ne era come inondata. Ne era inondata la casa: “La casa” è scritto “si riempì dell'aroma di quel profumo”.
Penso alla casa, alla casa dell'umanità, sconvolta dal cattivo odore della morte. Anche in questi giorni sconvolta dalla brutalità con cui si fa scempio della vita.
Sembra il trionfo della morte, del cattivo odore della morte: aprite giornali e telegiornali, sembra lo scialo della morte. Penso ai bambini di Siria, ma penso anche a fatti più vicini, lo scempio della morte. Abbiamo fatto la pace con la morte, con il cattivo odore della morte.
Ed è come se avvertissimo l'urgenza di un rovesciamento, l'urgenza di inondare la terra di profumo, del profumo della tenerezza di cui è segno l'olio profumato di Maria di Betania: il profumo della tenerezza per l'altro, della dedizione per l'altro, della cura dell’altro, della passione per l'altro.
Abbiamo bisogno di inondare di nuovo profumo la nostra vita, le nostre relazioni!
Abbiamo bisogno di liberarci di chi come Giuda non ha il coraggio di esporsi, di chi parla senza avere il coraggio di essere propositivo ma solo per il gusto di criticare e spargere negatività
Abbiamo bisogno di liberarci di chi come Giuda guarda solo ai propri interessi senza vivere la dimensione della gratuità
Abbiamo bisogno di liberarci di chi come Giuda non vive di tenerezza, dedizione, cura, passione.
Tenerezza, dedizione, cura e passione come antidoto alla cultura della morte, come profumo di cui inondare la terra.
Tenerezza, dedizione, cura e passione sono alla base del nostro educare, del nostro istruire come ricorda il motto del nostro collegio “erudire et edocere”
L’educazione è l’arte della tenerezza e della dedizione, l’educazione è ben più dell’istruzione! Per istruire basta studiare e riportare agli alunni delle nozioni, per educare occorre vivere!
La nostra scuola deve tornare a spargere profumo: di sapienza, di speranza, di lealtà! Ma per poterlo fare occorre ristabilire la giusta alleanza educativa dove ciascuno riconosce il proprio ruolo senza invadere il campo altrui!
Spargere profumo è l’invito che il Signore ci ha donato, chiamando “amico” anche il suo traditore!
Per spargere profumo occorre uscire dalla logica del “diritto” per ritornare a vivere secondo la logica del “dovere”: educhiamo le nuove generazioni al “senso del dovere” perché possano godere del vero “senso del diritto”.
Fintanto che continueremo a educare i nostri giovani con la cultura del diritto (è loro diritto fare tutto ciò che desiderano e se lo desiderano, nessuno deve permettersi di rimproverarli, gli adulti non devono chiedergli troppo…) senza donare loro il vero senso del dovere (rispetto per le regole, per l’adulto, per gli impegni presi, la responsabilità delle loro azioni) continueremo a seminare “odore di morte”!
Giuda vive secondo la logica del “diritto”: è suo diritto il riscatto del maestro; è suo diritto rubare dalla cassa comune del gruppo degli apostoli.
Maria e le donne vivono secondo la logica del “dovere”: sentono il dovere di onorare prima in vita e poi in morte il maestro. Non guardano e non misurano ciò che hanno, ma con gioia e senza misura condividono.
Carissimi, torniamo a spargere
il profumo della Pasqua
che andiamo a celebrare!

Buona Pasqua

don Andrea Cattaneo
RETTORE
 
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