La tecnologia per comunicare

Riflessione del Rettore don Andrea

 
Gentilissimi, come Rettore, ma ancor prima come sacerdote ed educatore, sento il bisogno di condividere con voi alcune riflessioni circa l’uso dei nuovi strumenti che la tecnologia ci offre per comunicare.

Se da una parte sono un grande potenziale, perché ci permettono di restare sempre informati e condividere in tempo reale notizie ed aggiornamenti dell’ultima ora, dall'altra sono un grave e pericoloso strumento, che rischia di inquinare la comunicazione.

La comunicazione verbale è l’unica in grado di trasmettere emozioni immediatamente percettibili: quando dialogo e mi metto in ascolto del mio interlocutore, la sua posa, il suo tono di voce, spesso mi aiutano a comprendere meglio ciò che mi vuole comunicare.

La comunicazione verbale deve essere “diretta”, evitando triangolazioni: è troppo meschino non avere il coraggio del confronto e parlare solo in assenza del chiamato in causa.

E questo rischio è amplificato con le nuove forme di comunicazioni. Penso in modo particolare a Facebook e alle chat di WhatsApp, dove ci sentiamo autorizzati a esprimere il nostro parere o le nostre idee senza ponderarne prima il pensiero.

Vi ricordo la famosa locuzione latina: “Verba volant, scripta manent”: ciò che è scritto è scritto! Poniamo attenzione a ciò che scriviamo perché, a volte, senza nemmeno accorgercene, rischiamo di incorrere in situazioni spiacevoli che sfiorano la calunnia o la diffamazione.

Torniamo alla comunicazione verbale! Torniamo a parlare e dialogare tra uomini, rispettando i tempi della comunicazione! Certo! Rispettando il tempo della risposta e non cedendo al rischio diabolico del rispondere di getto solo per non fare figura di essere incompetenti in materia. A volte è meglio rischiare la figura dell’incompetenza piuttosto che attestare con il nostro parlare la nostra ignoranza in materia.

Torniamo alla comunicazione verbale! Torniamo ad essere coraggiosi e coerenti con i nostri pensieri. Se le nostre posizioni e i nostri pensieri sono ponderati e frutto di un profondo discernimento non dobbiamo temere il confronto. Spesso leggo sui social, o nei gruppi di WhatsApp, alcune affermazioni che in un dialogo interpersonale non reggerebbero il confronto. “Forti con i deboli e deboli con i forti”: già forse è proprio qui che ci sta portando il nuovo modo di comunicare.

Sento il dovere di farvi presente che stiamo prendendo una deriva non bella, che non aiuta la comunicazione. 
Per questo vi chiedo di considerare da oggi i gruppi di WhatsApp, che avete creato per le comunicazioni scolastiche, fonti non ufficiali per scambio di opinioni, di pareri, non solo tra adulti ma anche tra ragazzi. 

Se proprio dovete utilizzare tale strumento, fatelo esclusivamente per comunicazioni urgenti! Non sia la piazza virtuale dove confrontare se l’esercizio di vostro figlio è corretto; se vostro figlio ha segnato correttamente i compiti … la piazza dove giudicare, senza alcuna competenza (ricordo che ciascuno ha un suo ruolo nel campo educativo specifico, altrimenti non ci sarebbe bisogno di educatori, materi, allenatori) l’operato del nostro prossimo.

Spero nella lungimiranza di taluni genitori che dinnanzi a chat inutili abbiano il coraggio di chiedere l’abbandono del gruppo.

Questo ovviamente lo chiedo per la scuola, ma da educatore lo suggerisco per ogni ambito della vita.

Torniamo ad una comunicazione reale, condivisa, interpersonale e capace di sostenere le nostre convinzioni e opinioni. Non cediamo alla tentazione di una comunicazione impulsiva, torniamo ad essere connessi con noi stessi e con il nostro prossimo così come l’uomo ha fatto sin dall’origine del tempo.

Ringrazio quanti, facendomi leggere alcune chat, mi hanno dato l’occasione di scrivere queste righe; spero di avere suscitato una vostra riflessione che maturi in una decisione saggia. Se non vi sentite “toccati” da queste parole, leggetele con calma: la comunicazione ha bisogno anche di sedimentazione per essere compresa.

Don Andrea Cattaneo, Rettore


 

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